
Panettieri non è soltanto pane e brigantaggio, è molto di più. Percorrere le stradine e i vicoli, vuol dire scoprire a ogni passo il suo immenso patrimonio culturale, architettonico, ambientale ed enogastronomico. Ognuno di questi “volti” costituisce un tassello fondamentale per comprendere, pienamente, il passato e il presente di Panettieri.
Storie del borgo
A testimonianza di come il tempo sia rimasto fermo in questo straordinario borgo della Presila, vi sono le case costruite in pietra, poste una accanto all’altra. Ancora più emozionanti sono le “rughe” in cui è possibile percorrere vicoli stretti, un tempo pensati per il passaggio degli asini utilizzati come mezzi di trasporto. Ed è proprio tra queste piccole vie che, ancora oggi, si possono scoprire le storie di uomini che hanno segnato Panettieri.

Frate Antonio, l’uomo santo
Agli inizi del 2000, Don Pino Fiorenza – allora parroco di Panettieri – grazie alle sue ricerche, riportò alla luce la storia di Frate Antonio. Nato proprio qui il 24 settembre del 1781, Frate Antonio diventò un “Picozzo”, ovvero un monaco mendicante in grado di dare conforto agli sventurati. In seguito all’editto di Napoleone del 1806 che portò alla soppressione dei conventi, di Frate Antonio si hanno poche notizie. Ritroveremo le sue tracce nel 1840, quando entrò nel convento di Rogliano per rimanervi fino alla morte. Oggi sono tantissimi gli avvenimenti prodigiosi attribuiti a Frate Antonio e, proprio per questo motivo, viene ricordato come uomo santo e umile.
Tallarico, il brigante buono

Siamo agli inizi dell’800 quando nasce Giosefatte Tallarico, un brigante buono e generoso, la cui casa si trova ancora oggi fra i vicoli di Panettieri. Giosefatte intraprese gli studi di farmacista a Cosenza e, proprio lì, gli giunse una notizia che segnò per sempre il suo destino: la sorella era stata sedotta e abbandonata dal signorotto Luigino Speradei, un fatto molto grave per quell’epoca. E così Giosefatte fece rientro a Panettieri e, per risolvere l’accaduto, propose un matrimonio riparatore. Luigino Speradei però, rifiutò la proposta e Giosefatte, una domenica mattina, lo uccise sul sagrato della chiesa. In seguito all’uccisione di Speradei, la vita di Giosefatte fu destinata alla fuga tra le province di Catanzaro e Cosenza. Nei suoi anni di vita, furono tantissime le sue gesta da brigante. In particolar modo, Giosefatte aveva una grande attenzione per i più deboli e proprio a loro donava ciò che apparteneva ai ricchi e ai potenti.
Il Museo del Brigante
Oggi Giosefatte Tallarico viene ricordato per la sua continua battaglia ai soprusi e la sua storia sopravvive ancora. Proprio per questo motivo, in un’antica abitazione di Panettieri, è nato il Museo del Brigante. Qui è possibile conoscere da vicino la vita di Giosefatte Tallarico, alla scoperta di botole, nascondigli, libri e produzioni antiche: una vera e propria testimonianza sul brigantaggio in Calabria.

Il volto culturale
Le tradizionali feste patronali
Panettieri è soprattutto tradizione. Fra le più importanti, vi sono le feste patronali: la festa in onore del patrono San Carlo Borromeo, celebrata la prima domenica del mese di luglio, e la festa in onore della Madonna del Rosario, celebrata la prima domenica del mese di ottobre.

In entrambi gli eventi, le rispettive statue vengono portate in processione per le vie del paese accompagnate dalle note della banda musicale. In serata invece, le feste patronali proseguono con spettacoli musicali e prodotti tipici.
A Fochara
Il momento tradizionale della “Fochara” è emozionante, non solo per il suo sapore antico, ma soprattutto per la convivialità che si crea attorno a questo evento. Difatti, alla viglia della festa dell’Immacolata, di Natale, di Capodanno e dell’Epifania, la comunità accende grossi ceppi nella piazza principale del paese. Qui attorno, la gente si riunisce – proprio come in passato – per vivere un momento di festa, mangiando patate e salsiccia accompagnate dal pane fresco, e bevendo un buon vino. Il tutto è impreziosito dal suono dolce di un vecchio organetto.

A capu dei muarti
A Panettieri, ogni periodo dell’anno ha la sua tradizione. Nel periodo estivo, i ragazzi vanno alla caccia di grosse zucche mature. Proprio come ad Halloween, vengono svuotate dell’interno e, sulla parte esterna, i ragazzi incidono occhi naso e bocca, ricreando le sembianze di una “capu dei muarti”, ovvero “testa dei morti”.
Il volto enogastronomico
Un gusto dal sapore tradizionale
Panettieri non delude, soprattutto a tavola. Dopo aver visitato i vicoli in salita ed essersi dissetati alle fontane antiche e suggestive, non resta che fermarsi a gustare i prodotti tradizionali locali. La cucina di Panettieri – come ogni paese calabrese che si rispetti – ha ingredienti squisiti per ogni palato: dalle patate silane, ai cavoli, alle fave, ai fagioli e alle cicorie. Nei mesi invernali, l’odore di un buon minestrone, arricchito dalle cipolle locali, corre per le strade insieme a quello del pane fresco. In alcuni periodi dell’anno, gli abitanti di Panettieri si dedicano alla preparazione di insaccati: dalle salsicce, ai capicolli, alle soppressate. A questi, si aggiungono i sott’oli: olive schiacciate, melanzane e pomodori.
La “Jungata”
Tramandata da generazioni, la Jungata è un formaggio tipico di Panettieri lavorato da mani pazienti. Il suo composto di ricotta e formaggio – creato in numerose forme, sia affumicato che asciugato al sole – prevede un processo di lavorazione lungo. Oltre alla Jungata, in questo piccolo borgo sono presenti anche numerosi altri tipi di formaggio tutti da gustare: semi-duro, affumicato, al peperoncino, alle ceneri, all’olio d’oliva, alla rucola, alle foglie di noci e alle vinacce.
Il sapore dolce di Panettieri
Anche il dolce vuole la sua parte. Infatti, non mancano quelli tradizionali. Primi fra tutti: i “Taralli”, biscotti a forma di ciambella aromatizzati da semini all’anice. Altri dolci tipici, vengono preparati nei periodi di festività: dalle “Pittelle”, preparate con la farina di castagna e di segale; alle “Grispelle”, ottenute dall’impasto di farina e fecola di patate, spesso arricchite con le sarde; ai “Pirilli”, preparate con farina di castagne e segale; alle “Pignolate”, piccoli impasti di farina di grano tenero fritti e ricoperti di miele; ai “Turdilli” arricchiti dall’aggiunta di mosto e miele; alle “Chiacchiere”, preparate con la pasta sfoglia e ricoperte di zucchero a velo.


